Dipendenti dell'aeroporto licenziati preventivamente

Dipendenti dell’aeroporto licenziati preventivamente

Disdetta cautelativa per fine aprile

Riguardo le ultime novità per l’areoporto di Lugano Agno, il Consiglio d’amministrazione e la direzione di Lugano Airport (LASA) ieri hanno tenuto una riunione a porte chiuse, con i sindacati, nella quale si è deciso di licenziare preventivamente i 74 dipendenti dell’aeroporto in maniera cautelativa.

Infatti tutto dipenderà dall’esito del referendum del 26 aprile.

Se questo dovesse esser sfavorevole all’aeroporto allora la disdetta avverrà a fine aprile 2020; se invece i referendum saranno bocciati, tale disdetta diventerà nulla.

Pareri dei sindacati e dipendenti

Quali sono i pareri dei sindacati e dei dipendenti? Giangiorgio Gargantini, segretario di UNIA, afferma: «Abbiamo preso atto con tristezza della decisione del Cda, avremmo evidentemente preferito un’altra soluzione. Quella di oggi (ieri, ndr.) è una giornata molto triste per tutti i dipendenti dello scalo, alcuni di loro impiegati da trent’anni».

Dipendenti che «sono molto motivati a continuare la loro attività e sperano nel sostegno della popolazione chiamata al voto».

Il direttore dell’aeroporto Maurizio Merlo, dice: «LASA non ha la possibilità di allestire un piano sociale perché non ha i fondi per farlo. Non ci si può girare intorno: se i referendum dovessero passare saremo costretti a depositare i bilanci perché siamo insolventi».

Mancanza di un piano sociale

C’è inoltre la mancanza di un piano sociale. Come afferma Claudio Zali, consigliere di Stato, sia «per non illudere i lavoratori», sia come risposta alla sinistra.
«Ma quale piano sociale? Se le votazioni andranno male, la Lugano Airport fallirà. È il momento di capire che la situazione è seria e che nessun santo provvederà. I soldi non bastavano già per arrivare alla fine di dicembre e ora lo scalo sta spendendo la parte non referendabile del contributo stanziato dal Consiglio comunale. Oltre aprile è assolutamente impossibile andare».

In teoria la Città e il Cantone potrebbero mettere i soldi per un piano sociale «ma bisognerebbe tornare in Gran Consiglio e in Consiglio comunale – dice ancora Zali – e poi si creerebbe una disparità di trattamento con altre società private».

Il consigliere di Stato inoltre non è d’accordo con l’idea della sinistra di un ricollocamento in enti o aziende pubbliche per il 74 dipendenti aeroportuali. «Se così fosse, dove sarebbe il risparmio di cui parlano i referendisti? Di sicuro non sarà il Cantone a farlo. Con queste disdette, che ci rincresce molto inviare, vogliamo rendere attenti i dipendenti, dir loro che è meglio attivarsi nel caso in cui le cose vadano male».

Gli ultimi anni, con una notizia negativa dietro l’altra, per l’aeroporto sono stati una disdetta cautelativa. «Ma all’assemblea di Agno c’erano persone che sembravano sorprese – dice Zali – e questo ha sorpreso me. Posso capirli, ma oggettivamente questa misura era attesa». Ora la cosa più importante e più attesa è il voto che esprimerà il popolo.

 

 

 

 

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