Accordo italia svizzera sui frontalieri

Anche in Ticino si parla del vecchio accordo sui frontalieri

Possibile disdetta dell’accordo del 1974?

Il Governo centrale di Berna sta avviando uno studio giuridico per interpretare cosa può accadere in Ticino se si arrivasse a una possibile disdetta riguardo l’accordo stipulato tra Svizzera e Italia nel 1974.
Esso prevede che gli stipendi di un lavoratore frontaliero che lavora da dipendente sono imponibili solo nello Stato in cui esso svolge tale attività.

Dopo un fermo di più di quattro anni, oggi sembra muoversi qualcosa sulla questione della fiscalità dei frontalieri.

Studio giuridico sull’uscita dall’accordo

Il Consiglio di Stato infatti ha incaricato l’Università di Lucerna di procedere a uno studio giuridico sulle conseguenze per il Ticino se si uscisse unilateralmente dall’accordo che è stato firmato nel 1974.

Il 22 dicembre del 2015 i responsabili delle finanze svizzeri e italiani firmano un nuovo accordo fiscale fra i due Paesi. in questo accordo si andava a rivedere l’ imposizione fiscale dei frontalieri.

Cosa prevede l’ultimo accordo preso

L’accordo preso prevede varie voci: introduce un principio di reciprocità, una chiara definizione riguardo le aree di frontiera, vengono definiti frontalieri quegli italiani che lavorano in Svizzera e abitano a 20 chilometri dal confine ritornano ogni giorno al loro domicilio.

Inoltre prevede l’assoggettamento alla fonte da parte della Svizzera dei frontalieri residenti in Italia con una limitazione d’imposta per il 70%.

Era prevista anche l’abolizione della tassazione solo in Svizzera con un ristorno del 38,8% ai Comuni italiani situati nella fascia lungo il confine svizzero.

Sarebbe stato anche garantito uno scambio di informazioni riguardo i redditi in formato elettronico, da esaminare ogni 5 anni.

Il Governo centrale, ha convinto il Ticino, dopo mesi di pressioni, a rinunciare a richiedere anche il casellario giudiziario.

Questo accordo è stato parafato nel 2015, ma che non è ancora mai entrato in vigore.

La disdetta spetterebbe alla Confederazione, parte contraente. Ma il Governo ticinese vuole delineare possibili scenari e conseguenze di questa disdetta unilaterale “Ormai siamo nel 2020 e prima o poi una decisione andrà presa” ha detto il Consigliere di Stato Christian Vitta.

 

 

 

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