Misure definitive per i crediti per la crisi del coronavirus

Misure per sostenere l’economia svizzera

Il Parlamento mercoledì scorso ha approvato le misure definitive per sostenere l’economia svizzera che la crisi del coronavirus ha messo a dura prova. Le spese ammontano a 57 miliardi di franchi.

Nella sua storia il parlamento non si era pronunciato su di una somma così elevata.

C’ è da dire poi che i fondi adottati potrebbero anche non essere gli ultimi: infatti il ministro delle finanze Ueli Maurer ha affermato che l’assicurazione contro la disoccupazione quest’anno avrà bisogno si presume di altri 15 miliardi di franchi.

Aziende e lavoro ridotto

Tra i crediti quello maggiore per 40 miliardi di franchi sarà dedicato alle fideiussioni per le imprese, che sono in difficoltà per mancanza di liquidità.

La Confederazione garantisce i crediti-ponte (crediti Covid-19) al 100% fino a 500 mila franchi e quelli fino a 20 milioni per l’85%.

Ha anche approvato un credito di 6 miliardi per il Fondo per l’assicurazione disoccupazione causa coronavirus, per andare a finanziare le indennità per lavoro ridotto (ovvero una disoccupazione parziale), e questo per permettere alle imprese di evitare licenziamenti.

Altri 5,3 miliardi di franchi andranno invece come Indennità per perdita di guadagno (IPG), ai genitori rimasti a casa perchè si sono presi cura dei figli durante la chiusura delle scuole, e anche per i lavoratori indipendenti che hanno dovuto chiudere la loro attività per le misure di restrizioni effettuate, ma anche gli indipendenti che non sono stati toccati dal divieto se il loro reddito non supera i 90’000 franchi e il loro lavoro ha comunque subito delle conseguenze dal coronavirus.

Credito per materiale di protezione

E’ stato dato anche l’ok per il credito di 2,59 miliardi per acquistare materiale protettivo come guanti, disinfettanti, kit per il test sul coronavirus e anche medicinali. Tale voce comprende anche l’acquisto di un vaccino contro Covid-19 per 50 milioni di franchi, anche se per ora un vaccino non esiste.
Dieci milioni sono destinati invece alla «Coalition for Epidemic Preparedness Innovations» (CEPI), che entro l’inizio del 2021 vorrebbe sviluppare un vaccino.

 

 

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