Consigli per proteggersi dal Coronavirus in Svizzera

Picco dell’epidemia di coronavirus in Svizzera

Secondo gli esperti in Svizzera il picco dell’epidemia di coronavirus e ancora maggiormente in canton Ticino è molto vicino.

Quindi cosa dobbiamo aspettarci nelle prossime settimane? quali sono i consigli per proteggersi dal coronavirus in Svizzera? Oltre ai decreti già emanati dal consiglio di Stato nei giorni scorsi,  il dottor Michael Llamas, che è direttore sanitario e viceprimario di medicina intensiva nell’ospedale La Carità di Locarno, uno dei centri di riferimento per curare i pazienti con coronavirus, afferma: “È strano ma a decidere cosa ci aspetta sarà la stessa comunità ticinese”.

Llamas  è in prima linea con la sua équipe, per combattere l’epidemia e afferma ancora: “A decidere cosa ci aspetta saranno i ticinesi con il loro comportamento: se sarà completamente irresponsabile, allora il picco arriverà veloce, alto, doloroso”.

Tuttavia “se il Ticino riuscirà a dimostrare che esiste un bene superiore al proprio egoismo, al proprio io, ovvero il bene della comunità, e la gente seguirà le indicazioni, resterà a casa, farà quello che bisogna fare, allora il picco sarà lento, più dolce e quindi noi potremo curare meglio i nostri pazienti” continua Llamas.

Aggiunge che “le risorse non sono infinite. Per ora abbiamo ancora margine e sappiamo che abbiamo altre risorse da impiegare. La collaborazione tra pubblico e privati permette di mettere in campo tutta la potenzialità della sanità cantonale, senza barriere, affinché non debba arrivare il momento di prendere la terribile decisione di scegliere chi curare e chi no”.

“Stiamo facendo di tutto affinché questo non succeda –  conclude poi Llamas -. C’è un bene superiore, la società, la nostra comunità, e ognuno di noi può fare qualcosa. Io posso fare qualcosa con i miei ventilatori, ma ognuno di noi può fare qualcosa di ancora più significativo per fare in modo che io no sia obbligato ad attaccare uno di questi ventilatori ad un paziente”.

Troppe aziende non rispettano tali norme

Il consiglio di Stato ha emanato dei provvedimenti riguardo le misure di restrizione della popolazione causa coronavirus, che vanno applicate anche sui luoghi di lavoro.
Ma secondo il Sindacato troppe aziende non rispettano tali norme e continuano a fare lavorare i propri dipendenti come se nulla fosse cambiato.

Il sindacato Unia si scaglia quindi contro le aziende che non rispettano le norme decretate dalla autorità federali.
Queste infatti sono state decretate per evitare il collasso del nostro sistema sanitario e per salvare vite umane.

Non ha nessuno senso quindi predicare “l’allontanamento sociale” e tenere i bambini a casa da scuola se poi vi sono migliaia di persone costrette a lavorare senza distanza di sicurezza.

Le misure di protezione non devono venire applicate dai quadri aziendali, e Se un’azienda non è in grado di operare conformemente ai requisiti di protezione deve chiudere, ribadisce ancora l’organizzazione.

ll sindacato infatti secondo delle comunicazioni, è sommerso da segnalazioni di dipendenti che sono preoccupati per la salute e indignati dalle condizioni in cui devono lavorare oggi.

C’è chi poi approfittando di questa crisi estende gli orari di lavoro e non esistono controlli, denuncia ancora l’Unia.

 

 

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