Chiusura di aziende e cantieri

Chiusura di aziende e cantieri

Politici, economia e cittadini uniti

I politici di tutti i partiti del Ticino, assieme coi rappresentanti dell’economia ticinese e cittadini tutti insieme hanno inviato una lettera al Consiglio federale. “A Berna il Consiglio federale non si rende ancora conto di quello che sta succedendo in Ticino e di quello che probabilmente avverrà nel resto della Svizzera” dice Marchesi, Consigliere nazionale (UDC).

Lettera senza differenze di partito

La lettera, senza differenze di partito, è stata inviata da una cinquantina di persone: “unite senza bandiere di partito per chiedere al Consiglio federale di dare ai cantoni la facoltà di adottare misure più restrittive”.

Questa lettera perchè nella Conferenza stampa di ieri da Berna hanno accusato il Ticino di non avere rispettato le norme della Confederazione, sopratutto per quel che riguarda la chiusura di aziende e cantieri, ma Marchesi ribadisce: “Anche Berset ha detto che il Ticino è stato pioniere alla lotta del covid-19, quindi Berna dovrebbe riconoscere le scelte giuste come questa e dovrebbe concedere la facoltà di essere più restrittivi”.

“La Svizzera ha un sistema politico molto buono con il federalismo. Però in queste situazioni di emergenza il nostro sistema politico è abbastanza lento, i Cantoni possono decidere solo in certe misure e la Confederazione decide su un territorio veramente variegato” E conclude poi: “Non è semplice sapere cosa è giusto fare, ma ridurre al minimo le attività economiche e chiedere alla popolazione di stare in casa è l’unica via da intraprendere”.

Lettera al Consiglio

Ecco il testo della lettera al Consiglio Federale:

“Lodevoli Consiglieri Federali, la situazione è grave. Anche in Svizzera i nuovi contagi da Coronavirus seguono l’impennata già osservata in Cina e, in seguito, nel vecchio Continente. Un’ampia parte della comunità scientifica è ormai concorde sulle armi principali che dobbiamo sfoderare per combattere questa sfida: l’isolamento delle persone e la tempestività. Se non si desidera arrivare a un “coprifuoco” generalizzato imposto dalla Confederazione è necessario fermare subito ogni attività economica e sociale non indispensabile alla vita. La linea temporale sulla quale si muove l’epidemia dice, con ogni evidenza, che per frenarne la diffusione occorrono misure preventive e non reattive. La politica della proporzionalità facilita la diffusione del virus. Il Canton Ticino conta tristemente oramai più di un migliaio di contagiati e 48 morti. La prossimità con la Regione Lombardia e il differimento delle misure preventive, hanno fatto sì che si sviluppasse un focolaio molto più vasto rispetto alle Province confinanti di Como e Varese. Le proiezioni del contagio su scala nazionale permettono ancora oggi di sfruttare i giorni di vantaggio che il resto della Svizzera può vantare sul nostro Canton Ticino. Per queste ragioni il Consiglio di Stato ticinese, a partire da lunedì 23 marzo, ha fermato l’edilizia, l’industria non legata a settori di vitale importanza quali l’alimentare, la farmaceutica o d’approvvigionamento del settore sociosanitario, l’amministrazione pubblica e tutte le attività non fondamentali. Noi sosteniamo con forza e determinazione queste misure, che trovano ampia adesione da parte dei cittadini e dei partner sociali. In Ticino si ha la consapevolezza di dover far fronte a questa sfida epocale mettendo in campo tutte le restrizioni che permetteranno di evitare un destino ancora più duro. La classe medica d’altronde si è schierata in favore di questi provvedimenti drastici per proteggere la salute dei cittadini.

Il Consigliere Federale Alain Berset, in una recente visita a Bellinzona, ha dichiaro che il Ticino è “pioniere” nella lotta al Covid-19. Se questo è vero, Lodevoli Consiglieri Federali, vi chiediamo non solo di sostenere il Ticino fino in fondo nelle sue azioni, ma di approntare quanto prima un’analoga strategia per tutta la Confederazione. Del resto è già accaduto nel corso di questa crisi che i Cantoni facessero da apripista per l’intero Paese.
Condividiamo l’esigenza di un piano globale per tutto il Paese, ma è altrettanto auspicata la possibilità di esercitare misure più restrittive da parte dei Cantoni che si trovano in una condizione più critica, come il Ticino. In un’ottica di solidarietà confederale, chiediamo dunque che, alla luce della particolare situazione in cui versa il nostro Cantone, le imprese e i lavoratori Ticinesi possano beneficiare, sia per il passato che per il futuro, senza riserve ed eccezioni, degli strumenti di sostegno all’economia introdotti dalla Confederazione.

Dobbiamo infine impedire ad ogni costo che nella popolazione continui a serpeggiare l’idea che le ragioni dell’economia prevalgano sulla salute della comunità e dei singoli cittadini e di conseguenza su tutta la nazione.
Lodevoli Consiglieri Federali, sfide straordinarie necessitano decisioni straordinarie. Contiamo su di voi e voi potete contare su di noi!”

 

 

 

 

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